Cotonificio Venzaghi

Cotonificio Venzaghi
INTRODUZIONE
L'industria cotoniera ha sempre rappresentato un importante fattore commerciale nella città di Busto Arsizio, favorita da grandi aziende nel campo tessile quali, ad esempio, il Cotonificio Venzaghi.
Tutto iniziò quando Martino Venzaghi e sua moglie Angela Ganna si trasferirono agli inizi dell'Ottocento da Gallarate a Busto Arsizio per aprire una bottega di orafi: questa era divenuta la bottega più bella e prestigiosa del paese.
Gli anni passavano e i figli, divenuti grandi, misero su presto famiglia, pur continuando a lavorare, però, nel negozio del padre che morì nell'aprile del 1861 a settantatré anni.
La direzione e la gestione della bottega passò, quindi, a Giuseppe Pietro,
il primogenito dei quattro figli maschi, che nel 1849 aveva sposato
Carolina Bossi, figlia di Luigi Bossi e di Rosa Provasoli, nata in una
famiglia proprietaria di un avviato commercio di tessuti.
IL CONTONE
Con il trascorrere del tempo, però, in casa Venzaghi non si parlava più di
oreficeria, bensì di pezze di cotone da lavorare e da vendere.
I figli di Giuseppe, Luigi, Achille e Pietro, seppur ancora molto giovani,
furono entusiasti di questa nuova idea ed il più interessato ad
intraprendere questa nuova attività fu il secondogenito, Achille, che
affiancò il padre nella nuova attività nel frattempo aperta e che si
occupava, appunto, della vendita dei prodotti tessili e, nello specifico, di
scialli in cotone.

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Stare a contatto con i fabbricanti e i commercianti di cotone permise ad
Achille di farsi un'esperienza sul campo e questo lo portò, nel 1871, a
vent'anni appena, ad essere responsabile della ditta che il padre preferì
però intestare a suo nome.
Gli ultimi decenni dell'Ottocento, precisamente dal 1873 al 1896 sono
stati definiti gli anni della Great Depression perché, è stato un periodo di
crisi economica, di difficoltà per l’industria, per l’agricoltura e per i
lavoratori. Bisogna tuttavia distinguere, per quel che riguarda l’industria,
non siamo di fronte a una “grande” crisi, a una paralisi o a un calo della
produzione industriale, siamo piuttosto di fronte a una crisi di
assestamento, a un rallentamento della crescita economica determinato
dalla sovrapproduzione degli anni precedenti.
La famiglia Venzaghi non venne colpita da questa crisi in quanto ci fu un
cospicuo aumento degli impianti industriali.
Infatti per merito soprattutto della perspicacia e della dedizione al lavoro
di Achille, che fu in prima linea in questo processo evolutivo diventò, con i
pochi telai a mano di cui in origine era dotata, fra le più affermate imprese
tessili in Italia.
Nel 1876 la fabbrica di Giuseppe Venzaghi cambiò denominazione e
diventò la Società di Bossi, Restelli & c. mutuando i cognomi di due zii di
Achille. Remigio Bossi si dedicò alla sua azienda in Piazza della Fiera e
Achille con i due fratelli avviò la Fratelli Venzaghi di Giuseppe nei
capannoni della ditta Candiani sulla Strada Ballone, oggi via XX
Settembre.

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L'azienda cresceva a vista d'occhio e dopo pochi anni questa sede non
era ormai più sufficiente a contenere i telai per produrre le stoffe di
cotone, così ne trovarono una nuova sulla Circonvallazione di San
Gregorio, dove fu costruita in seguito la casa delle famiglie dei proprietari
dell'azienda.
La casa sorgeva dove erano insediate la Società Anonima del Gaz con il
suo gazometro ed altre importanti ditte: la Carnaghi e Ferrario, la Giulio
Castiglioni, lo stabilimento Crespi Legorino, l'industria cotoniera Crespi
Zopin, la Luigi Pozzi e Figli oltre la parte posteriore del cotonificio Luigi
Candiani.

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ENRICO DELL'ACQUA
L'ultimo decennio dell'Ottocento fu segnato dalla conquista da parte di
Enrico Dell'Acqua dei mercati dell'America del Sud dove erano emigrati
molti italiani.
Achille Venzaghi era lontano parente, e gli fu accanto fin dagli inizi.
Enrico Dell'Acqua nacque ad Abbiategrasso il 22 maggio 1851 da
Francesco e da Anna Provasoli, entrambi originari di Busto Arsizio. Il
padre, ragioniere, si occupava della ditta del suocero Pietro Provasoli,
commerciante di tessuti di cotone. Compiuti gli studi commerciali a
Milano, il D. entrò nell'azienda familiare bustese che, dopo la morte di
Francesco (1871), assunse la denominazione di "Anna Provasoli e figlio".
Achille, consegnato il cotonificio nelle mani dei fratelli, nel 1887 si imbarcò
con Dell'Acqua a Genova e compì un primo viaggio in Argentina dove
svolse delicati incarichi allo scopo di gettare solide basi ad
un'organizzazione espansionistico-economica.
Achille Venzaghi intraprese molti altri viaggi nel mondo per diffondere le
merci prodotte nei cotonifici bustesi; si recò più volte in Sud America ma
anche in Turchia e in Egitto sempre a fianco dell'amico Dell'Acqua.
Egli fu anche perspicace nel capire che occorreva sostenerlo nelle sue
iniziative e per questo diventò anche consigliere della sua Società di
Esportazione di cui nel 1889 era stato fra i primi sottoscrittori. Lo aiutò
anche finanziariamente quando Dell'Acqua, dopo aver aperto la casa di
esportazione a Buenos Aires, aprì le succursali in Brasile e in Uruguay.

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EVOLUZIONE DELL'ATTIVITÀ
Nel frattempo la ditta dei fratelli Venzaghi continuava ad ampliarsi tra la
Circonvallazione di San Gregorio, oggi Via Mazzini, ai reparti della
tessitura a mano e della tintoria si aggiunsero quelli destinati ai telai
meccanici (una modernità!) vantaggiosi per la fabbricazione dei tessuti di
stoffe di cotone tinte e colorate per abiti da uomo, jacquard, tele cotone
per pantaloni destinati in gran parte alle terre visitate da Achille.
Era diventato a Busto una figura di riferimento.
Nel 1906, quando la Venzaghi F.lli di Giuseppe fu assorbita nel nuovo
cotonificio Venzaghi Società Anonima, egli fu eletto come presidente
avendo nel Consiglio di Amministrazione.
Achille era nel consiglio del Cotonificio di Turbigo, e faceva anche parte
dell'Associazione Industriali Tessitori e dell'Unione Cotonieri ed era stato
eletto XVII Collegio dei Probiviri per le Industrie Tessili.
Venzaghi non si tirò indietro quando ci furono da affrontare i problemi
della città di Busto, così dal 1899 fu consigliere comunale e, dal 1902,
assessore. Fu membro della Commissione istituita per il piano regolatore,
del Comitato Promotore per il Riordino Ferroviario dell'Alto Milanese e
della Commissione Esecutiva per il nuovo Ospedale che doveva sorgere
a nord ovest della città.
Prestò costante attenzione alla Società Operaia di Mutuo Soccorso con
annessa Scuola di Disegno Industriale di cui fu cassiere e poi presidente
onorario, e alla Società Cooperativa Bustese per le Case Popolari
costituitasi nel 1904.
E si fece promotore di una nuova sottoscrizione tra gli industriali che
fruttò 100.000L.
LA FAMIGLIA VENZAGHI E LA SOCIETÀ BUSTESE
Achille Venzaghi, dedito alla sua ditta e al progresso della società
bustese, non ebbe tempo per vivere la mondanità; E ebbe ben 13 figli.
Achille venne nominato, nel dicembre del 1912, Cavaliere del Lavoro.
Enrico Dell'Acqua, invece, morì improvvisamente nel 1910 lasciando
incompiuta la sua opera di colonizzazione commerciale italiana
nell'America Latina; una crisi acuta, lunga e travagliava, nel frattempo, colpì i cotonifici bustesi, tanto che qualcuno fallì o dovette chiudere.
Non fu il caso dei Venzaghi.
Poi venne la guerra che portò lutti anche in casa Venzaghi. E Achille istituì un fondo pensione destinato ai dipendenti del suo Cotonificio, diventati
inabili in seguito alla guerra, e una cassa di maternità per le operaie.
Nel 1921, fallì anche la Banca Italiana di Sconto, nata dalla fusione delle Banche Bustesi con il Credito Provinciale ed Achille venne infamato da false accuse rivolte a tutto il consiglio di amministrazione di cui egli era il socio fondatore.
Ma non si arrese. Proprio in quegli anni, infatti, grazie alla sua perseveranza, il cotonificio Venzaghi trovò modo di modernizzarsi e, dopo aver rifornito l'Esercito Italiano durante la guerra, grazie alle sovvenzioni date dallo stato per poter riconvertire le fabbriche, sostituì i vecchi telai e ne aumentò il numero. Venne, anche, costruita la tintoria e, anni dopo, il reparto piegatura per il confezionamento dei tessuti.
Nel 1924 fu aperta anche una nuova tessitura a Vergiate. E la ditta era diventata più che solida, tanto che già nel '35 aveva il considerevole capitale sociale di L. 7.500.000.
Achille Venzaghi, assieme ad altri industriali, diede avvio all'Istituto Autonomo Bustese per le case popolari che in breve tempo fece sorgere, su progetto dell'ingegnere Amedeo Fontana, una serie di edifici tra le vie Costa, Lombardia, Crollino e d'Azeglio per risolvere il problema della mancanza di case destinate ai lavoratori.
Per i suoi lavoratori Venzaghi inoltre avviò, dal 1926, la costruzione di ben 5 palazzine contenenti 87 alloggi in via Tito Speri, a poca distanza dal cotonificio.
Dal 1925 le condizioni di salute di Achillle peggiorarono e, al suo posto nel consiglio di amministrazione, entrarono Giovanni e Silvio.
Achille si spense l'11 novembre 1933 a Milano e i funerali furono celebrati a Busto Arsizio tra il dispiacere di cittadini e famigliari.
La dirigenza dell'azienda venne quindi presa da Giovanni che continuò sulle orme del padre anche se i momenti, durante e dopo la crisi del 1929,
non erano dei più favorevoli in quanto la crisi cotoniera e l’assoluta mancanza di ordini sia per l’esportazione sia per il mercato interno, costrinsero l’impresa a produrre per il magazzino allo scopo di non ridurre le giornate lavorative.
Tuttavia il Cotonificio, dove lavoravano circa 1200 operai, riceveva consistenti commissioni dal governo e continuava ad esportare in tanti paesi i suoi tessuti greggi e colorati contrassegnati dalla caratteristica etichetta con il negretto riccioluto.
Nel 1939 venne decisa la costruzione di un nuovo impianto termico in sostituzione di quello esistente del 1905, non più adeguato a causa dell’ampliamento degli stabili e dell’accresciuto ritmo produttivo.
Si crearono stretti legami con altre aziende del settore come: Rossari & Varzi di Galliate e l'Unione Manifattura, di proprietà Gaio-Lampugnani-
Riva, attiva tra Parabiago e Nerviano.
Nel 1949 il capitale sociale fu innalzato a L. 75.000.000 e sei anni dopo a
300 milioni di lire.
Inoltre intuì l'importanza di alcune imprese e quindi caldeggiò l'istituzione
dell'UBI (Unione Bustese Industriale) e la realizzazione, nel 1950,
dell'aeroporto di Busto Arsizio alla Malpensa. Fu anche tra i più convinti
sostenitori della Mostra Internazionale del Tessile, in particolare della sede
che sorse su un viale alla periferia di Busto.
Giovanni fu inoltre per molti anni presidente dell'Orfanotrofio Maschile
fondato da Monsignor Tettamanti.
La sua instancabile attenzione ai bisogni della cittadinanza bustese gli
valse nel 1957 la targa di cittadino benemerito consegnatagli dall'allora
ministro dell'interno Fernando Tambroni.
Nel 1959 la società Guido Gagliardi & Figlio di Palermo riceveva mandato
per gestire le vendite e un deposito nel capoluogo siciliano. Tre anni dopo
un nuovo aumento portava a L. 600.000.000 l'ammontare del capitale
sociale. Nel 1968 l'azienda dava lavoro a ben 360 persone. Nello stesso
anno fu emesso un prestito obbligazionario da 500 milioni di lire.
La crisi sopravvenuta nel settore del tessile costrinse l'azienda nel 1971
ad un reintegro del capitale sociale, oltre che a chiudere lo stabilimento di
Cimbro.
Nel 1977 quando Giovanni Venzaghi scomparse, si rinnovarono le
manifestazioni di cordoglio che si erano viste alla morte del padre.
Dei figli maschi di Achille non ve n'era più uno e allora a governare sul
cotonificio Venzaghi toccò all'ingegner Antonio Ferrario, uno dei nipoti di
Giovanni, che operò in anni di contrazione dell'industria tessile a causa
della concorrenza estera, della sostituzione del cotone con le fibre
artificiali e anche di un non sufficiente ammodernamento degli impianti.
Luigi Venzaghi, infatti, laureato in economia e commercio, grazie alle sue
precedenti esperienze lavorative in altre imprese, è il primo a
comprendere che il Cotonificio soffre principalmente di una
sovrabbondanza di manodopera: il numero di addetti non è più
giustificato dai volumi di produzione.
Nel 1978 si chiude quindi la filatura, il reparto che più pesa sul bilancio del
Cotonificio, essendo un settore ad alta tecnologia e a veloce
obsolescenza dei macchinari.
Nello stesso anno Luigi Venzaghi apre con un socio un’impresa
commerciale di tessuti, completamente indipendente dal Cotonificio
Venzaghi, mentre anche il fratello Pietro fonda, con altri, una società
commerciale nel campo della plastica.
Molti cotonifici chiusero definitivamente i battenti, ma quello della famiglia
Venzaghi, anche se ridimensionato continuò la sua storia e la continua
tutt'ora anche se solo con pochi dipendenti.
Fonti:
-Museo web dell'economia varesina (http://www.museoweb.it/imprese/
venzaghi-centro-industriale-srl/#tabs-10)
-Lombardia Beni Culturali (http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/
soggetti-produttori/ente/MIDB00194A/)
- libro: I Venzaghi.