COTONIFICIO BUSTESE


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INDICE:

- Storia
- Struttura
- Trasformazione in museo
- Situazioni che hanno generato un cambiamento - l'evoluzione nel corso degli anni
- Il prodotto e la sua evoluzione
- Tarlisu e Bumbasina
- Distretto
- Mercato di sbocco e maggiori acquirenti
- Esportazioni
- Missione
- Perché non esiste più

Storia

A Busto Arsizio nel 1876 Carlo Ottolini eredita dal padre un lotto di terreno. Su questo appezzamento costruisce una stamperia affiancata da alcuni spazi dediti alla produzione di tessuti tipici della città. Nel 1887 Carlo acquista una casa a corte con botteghe, nel vecchio borgo vicino allo stabilimento.
Grazie al successo dei suoi prodotti il Cotonificio viene premiato a Palermo nel 1891, a Genova nel 1892 e ricevendo la medaglia d'oro del Ministero dell'Industria. La famiglia Ottolini perde il controllo dell'azienda nel 1915, con il passaggio di proprietà ai due ex dipendenti (Antonio Tognella e Carlo Schapira) che variano il nome in "Cotonificio Bustese".
L'azienda si sviluppa molto velocemente nel periodo tra le guerre mondiali fino al 1950. Da qui ha inizio la fase inversa che porta alla chiusura dello stabilimento di Busto Arsizio nell'anno 1972 ed al trasferimento della produzione in Valle Olona.

Struttura

Il reparto di filatura del Cotonificio Carlo Ottolini (che è stato una delle prime strutture di tipo produttive in Busto) è ora il museo del tessile di Busto Arsizio. Lo stabile è stato progettato dall'architetto Camillo Crespi ed è innovativo perché presenta caratteristiche rivoluzionarie per questi tempi.
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Si presenta come un grande castello, severo, rettangolare, modulare, di grandi dimensioni, in mattoni rossi a vista, finestroni ogivali, figure antropomorfe, merlature e torri, adattabile ai vari tipi di produzione e una rete di pilastrini in ghisa che reggono gli shed triangolari a lucernario. Ai lati del corpo centrale si innalzano due torrioni destinati a serbatoi dell'acqua.

Trasformazione in museo

Dopo aver riscoperto la bellezza del corpo centrale dell'edificio dedicato a "Crespi Baldi" vengono eseguiti molti restauri ed il 30 Gennaio 1997 viene inaugurato il "Museo del Tessile e della Tradizione Industriale" di Busto Arsizio.
Lo scopo del museo è di ricordare alle nuove generazioni la storia e la cultura del tessile che ha caratterizzato il luogo in cui vivono. Tutte le fasi della produzione sono state ricostruite, grazie a macchinari, documenti e foto dell'epoca.
Nel 2000 all'interno del parco viene collocato un monumento dedicato alla "Operosità Bustocca" dello scultore Padre Nazareno Panzeri. Nel 2002 nasce la sala del "Ricamo Industriale" in un corpo indipendente sul retro del Museo

Situazioni che hanno generato un cambiamento - l'evoluzione nel corso degli anni

L’ azienda si sviluppò notevolmente nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, soprattutto grazie alle esportazioni in America Latina dove c'erano molte colonie italiane e di conseguenza c'era un pubblico più propenso ad acquistare prodotti italiani e ciò comportò per l'azienda un importante vantaggio competitivo. Ernesto Ottolini subentrò al padre nel 1900. La famiglia perse il controllo dell’azienda nel 1915, con il passaggio della proprietà a due ex dipendenti, Antonio Tognella e Carlo Schapira, dopo una progressiva vendita di azioni. Il Cotonificio Bustese fu protagonista nel periodo tra le due guerre di un vertiginoso processo di crescita, grazie all’acquisizione di stabilimenti a Olgiate Olona, Parabiago, Ronchi dei Legionari, Arconte, Vertova, Voghera, Pontecurone. La guerra, attraverso le forniture belliche, fu un’ulteriore occasione di espansione, mentre la fase discendente dell’azienda iniziò negli anni ’50.
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Il prodotto e la sua evoluzione

Nel cotonificio Carlo Ottolini, diventato poi Cotonificio Bustese, si produceva principalmente il Tarlisu, fodera per materassi, e la Bumbasina, tela grezza per fare lenzuola, tipici tessuti bustocchi. L'evoluzione di questi prodotti si ebbe quando si arricchì lo stabilimento con capannoni e nuovi macchinari. Questi tessuti ebbero un notevole successo e vennero esportati in tutto il mondo.

Tarlisu e Bumbasina

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Il Tarlisu (traliccio) è, assieme alla Bumbasina, una delle maschere tipiche della città di Busto Arsizio dal 1983.
Il Tarlisu prende il nome da un tipo di tessuto inventato dai bustocchi probabilmente agli inizi dell'800 (o anche prima) e usato come fodera dei materassi. La Bumbasina invece, prende il nome da una stoffa grezza, la bombasina, inventata a Busto Arsizio nel Medioevo e famosa in tutte le corti d'Europa, in particolare in Germania. Veniva adibita alla fabbricazione di lenzuola, simboleggiando l'attività dei cotonifici bustocchi.

Distretto

Non abbiamo notizie certe sulla presenza del Cotonificio Bustese in distretti della zona. Possiamo, però, intuire che, vista la presenza di molte aziende del
settore tessile sul territorio bustese, il Cotonificio potrebbe essere stato parte di un distretto.

Mercato di sbocco e maggiori clienti

Inizialmente, i suo principali acquirenti erano le famiglie di Busto Arsizio; con il passare del tempo, però, il commercio aumentò in tutta Italia. L'azienda esportava, inoltre, nei vicini stati europei e principalmente in America Latina, dove si trovavano comunità di emigrati italiani, richiedenti ancora tessuti provenienti dall'Italia.

Esportazioni

Fino al 1850 l'industria cotoniera rischiava di essere soffocata, in quanto la vendita del prodotto era limi
tata quasi esclusivamente all'Italia settentrionale.Grazie all'esempio dell'impresa perseguita da Enrico Dell'Acqua anche il cotonificio bustese iniziò un processo di espansione del mercato in America Latina. Il cotonificio bustese esportò principalmente in Sudamerica dove si trovavano diverse colonie italiane. Queste colonie si erano stanziate in questi territori perché erano in cerca di lavoro, soprattutto come coltivatori, per poter un giorno avere dei territori propri. I coloni italiani erano legati alla madrepatria e desideravano avere la stessa qualità dei beni che possedevano in Italia, grazie anche a questo si sviluppò molto velocemente una richiesta di esportazione del prodotto italiano in questi territori.
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Missione

La missione principale di Carlo Ottolini, nel momento in cui ha aperto l'azienda, era di creare una grande industria per potersi arricchire. Con il passare del tempo cercò di ingrandire l'azienda e cercò di facilitare i suoi impiegati, mettendo a disposizione nella zona circostante all'azienda molte alloggi.

Perché non esiste più

Negli anni '60-'70, a causa della crisi, vi fu un tramonto dell'industria tessile italiana, dove venne investito anche il Cotonificio Bustese e i suoi
affiliati. Dal 1971 al 1972 lo stabilimento bustese fu gradualmente abbandonato a favore della sede in Valle Olona a causa dell'inadeguatezza degli spazi, della grave crisi economica, dell'arretratezza dei macchinari e della troppa concorrenza; questo portò ad un lento e progressivo calo della produzione. Nel 1978 cessa definitivamente anche l'attività in Valle Olona perché i macchinari e gli impianti erano obsoleti. Subentrò la società "Bustese Industrie Riunite" con sede legale in Olgiate Olona. Nel 1980 il comune di Busto Arsizio acquista lo stabilimento, demolisce i capannoni più fatiscenti ed affitta ad alcune aziende gli altri capannoni. Nel 1984 vengono demoliti altri capannoni e creato un parco pubblico. Nel 1987 altre demolizioni mettono in evidenza la magnificenza del corpo centrale dedicato a "Crespi Baldi"




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