Architettura industriale di Manchester



Manchester è stata simbolo della rivoluzione industriale, come città energica, innovativa e importante polo industriale poiché la posizione strategica la mise in comunicazione con il porto di Liverpool e con le primissime ferrovie.

La cultura industriale locale è quindi sempre andata a incrementarsi. Questa densa industrializzazione modificò sensibilmente l'aspetto della città rendendola, al culmine della sua potenza, una cupa e frenetica carboniera con la funzione di produrre sempre di più, non di rendere vivibile l'ambiente. Con ciò, nacquero due movimenti di pensiero: uno che elogiava il maestoso progresso che la città rappresentava e non badava al danno ecologico (allora neanche minimamente considerato) e alle pietose condizioni dei lavoratori per favorire uno sviluppo straordinario; d’altro canto per chi ci viveva o ne aveva frequentemente a che fare il tutto era invece insopportabilmente deprimente e squallido, innaturale e sporco.



external image 018GLnsE.jpegCharles Dickens scrisse: “Non c’era niente a Coketown (Manchester) che non stesse a indicare una industriosità indefessa … Era una città di mattoni rossi o, meglio, di mattoni che sarebbero stati rossi, se fumo e cenere lo avessero consentito. Così come stavano le cose, era una città di un rosso e di un nero innaturale come la faccia dipinta di un selvaggio; una città piena di macchinari e di alte ciminiere dalle quali uscivano, snodandosi ininterrottamente, senza mai svoltolarsi del tutto, interminabili serpenti di fumo.” –Hard Times
Questo estratto ci fornisce una forte testimonianza di quanto fosse sviluppata ma invivibile la città di Manchester alla luce delle due rivoluzioni industriali.

Non è un caso inoltre che uno degli ideatori del comunismo, Friedrich Engels , che combattè per i diritti dei lavoratori avesse vissuto per un periodo a Manchester e vide l’inequivocabile pietosa e malsana situazione degli operai inglesi.

Querry Bank Mill: ritratto di uno dei maggiori cotonifici di Manchester e di tutta l’Inghilterra


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L’edificio di Quarry Bank incarna l’atmosfera della rivoluzione industriale ed è una tra i cotonifici meglio conservati di tutto il Regno Unito, tanto da essere in parte proprietà del National Trust.
Costruito nel 1784, nacque lì per essere azionato da uno tra i più grandi mulini ad acqua d’Europa. Lo stabile ci racconta come poteva essere la vita di chi lavorava e chi dirigeva uno tra i più prestigiosi cotonifici dell’epoca.

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Qui trovammo alcuni tra i primi motori a vapore in grado di azionare
contemporaneamente decine e decine di macchinari, estremamente rumorosi ed imponenti. Questa struttura ci espone lo sviluppo
dell’industria dall’era medievale al 19esimo secolo, narrandoci la storia del progresso di un settore alla base dell’economia locale: il tessile.
La costruzione espone lo stile tipico delle più antiche industrie del territorio inglese con una struttura prettamente funzionale, locali studiati nel minimo dettaglio per rendere la produzione il più efficiente possibile, grandi finestre per sfruttare al
massimo la luce naturale e locali col
macchinari che concentravano il fracasso e lasciavano pochissimo spazio per gli operai.














Un aspetto ancora più sconvolgente di questi fabbricati industriali, che non erano niente di più di una grigia struttura con una ciminiera sempre accesa, dove tutti i giorni, alla stessa ora, quando suonava la sirena e si aprivano i cancelli entravano migliaia di persone contemporaneamente, furono gli alloggi in cui esse vivevano.

Si verificò infatti in seguito a alla rivoluzione industriale una migrazione fortissima verso i maggiori poli commerciali, tra questi Manchester, e la densità abitativa raggiunse il collasso con abitazioni di due piccoli locali più una piccola soffitta che andavano a ospitare anche venti persone. Le latrine erano una ogni centoventi persone. Le condizioni igieniche erano spaventose, ma per tener testa al progresso e portare a casa qualcosa da mangiare le famiglie dovevano fare orari di lavoro disumani e vivere in spazi più che angusti.

Quindi, per concludere, possiamo affermare che nella città di Manchester, con apice durante la prima rivoluzione industriale, l’omonima architettura si impegnò perlopiù a creare ambienti lavorativi che potessero ospitare il maggior numero di lavoratori e macchinari possibili e quartieri colmi di piccole abitazioni, pronte ad ospitare tutti quei disperati disposti a tutto per sopravvivere con qualcosa da mangiare e un “letto” dove coricarsi.



[1] Città del carbone, soprannome dovuto all’immenso utilizzo di quella che era la maggiore risorsa energetica del periodo, estremamente utilizzata nella città.