La storia di Busto Arsizio e l'industria tessile


Fin dal periodo prima di Cristo la zona dell'alto Milanese era occupata dai Romani che diedero vita a molti centri urbani,tra cui l'attuale Busto Arsizio e i piccoli paesi nei dintorni come Gallarate, Samarate, Cassano Magnago e Castellanza.

Durante questo periodo si svilupparono le prime attività commerciali, che fecero crescere l'economia,ma il fattore che influenz
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ò di più il settore economico con il passare del tempo fu la vicinanza al Nord Europa,che favorì il commercio anche con gli altri paesi.
La vita,durante quel periodo era di tipo industriale, perché nacquero molte piccole o medie imprese che vedevano la nascita della classe operaia e le città che si espandevano.
Quando la prima industria trovò nelle acque del fiume Olona un fondamentale mezzo per il suo sviluppo, in molti gettarono le basi per trasformare la città, in una città all'avanguardia nel campo industriale.
Il settore maggiormente sviluppato era quello del tessile,perché il terreno arido non permetteva ne il pascolo delle pecore che sono fondamentali per ottenere la lana, ne la coltivazione del cotone che richiede un clima caldo e asciutto che non corrisponde agli inverni rigidi e alle estati afose dell'Alto Milanese.
Il cotone veniva quindi acquistato dall'India e recapitato nel vicino porto di Genova dal quale veniva trasportato fino a Milano e poi a Busto Arsizio.
Il periodo che favorì maggiormente la crescita di busto fu quello della rivoluzione industriale nell'arco cronologico compreso tra il 1780 e il 1830.
Busto Arsizio fu coinvolta in questa rivoluzione industriale italiana perché faceva parte del triangolo industriale che comprendevano Milano, Genova e Torino. I commerci vanno in tutte le direzioni e sfocia nel mercato franco-tedesco con il San Gottardo e il Sempione.
Questo sistema industriale moderno era caratterizzato dall'uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall'utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate.immagine busto.jpg
Le invenzioni che hanno cambiato la vita delle persone durante questa rivoluzione sono state la lampadina,la pila,la macchina a vapore e per ultimo,ma non meno importante il telaio meccanico,che rivoluzionò le imprese tessili.
Come accennato prima,in Italia durante la rivoluzione industriale vennero apportate molte modifiche al campo della tessitura di lane e cotoni. Questo fenomeno di cambiamento si deve a poche persone,ma esse hanno apportato modifiche sostanziali sia dal punto di vista della qualità di produzione sia dal punto di vista della quantità.
Questi grandi inventori furono perlopiù degli operai che lavoravano nel settore tessile e che sfruttavano le loro conoscenze pratiche per inventare delle nuove innovazioni.
I personaggi più importanti che ricordiamo in questo campo sono: Kay di Bury, James Hargreaves, Richard Arkwright e Edmund Cartwright.
Tra questi inventori il più geniale fu Arkwright,che inventò la macchina per filare il cotone, quest'ultima fu brevettata nel 1760 ma entrò per la prima volta nelle fabbriche nel 1768. L’energia necessaria per poter mandare avanti il lavoro era data dalla forza animale, infatti per far girare tutti i meccanismi era solito usare cavalli o asini.
Un’altra grande invenzione nel campo tessile fu la filatrice Jenny inventata da Cartwright: questa fu brevettata subito dopo quella di Arkwright e aveva una struttura completamente diversa e originale, infatti era disposta orizzontalmente e aveva delle guide laterali che rendevano il lavoro più preciso.
Questo modello era dotato di una manovella e quindi non era predisposto per lavorare con energie alternative non fornite dall’uomo.
Oltre ai macchinari, anche mezzi di trasporto quali navi e treni,hanno rivoluzionato completamente il modo di vivere degli abitanti. I trasporti marittimi si evolsero prima di quelli terrestri, infatti già nei primi anni del 1700 il francese Denis Papin compì il primo esperimento applicando il suo motore ad un “pedalò”.
Lo sviluppo dei mezzi di trasporto terrestri erano però più complicati da sviluppare: erano semplici da realizzare come modellino, ma molto impegnativi e pieni di difetti i modelli reali, i quali non erano in grado fin da subito di raggiungere velocità accettabili.
Nel 1812 invece, Blenkinsop costruì la prima ferrovia di uso pratico che collegava le grandi città, mentre nel 1825 venne costruita la prima locomotiva in grado di trasportare dei passeggeri.
È solo dopo la fine della prima rivoluzione industriale, con la crescita del territorio e della popolazione,che a Busto Arsizio viene assegnato il nome di "Città", e l'industria cominciò ad avere un ruolo sempre più importante, tanto che in poco diventò la cosiddetta "Manchester d'Italia" in quanto nel 1862 contava già 51 ditte.
La seconda rivoluzione industriale invece,compresa tra il 1870 e il 1945 circa, era più concentrata sullo sviluppo dell'elettricità, della tecnologia, del petrolio e dei medicinali. È solo nel periodo della seconda rivoluzione che, grazie ad Antonio Pacinotti, l'elettricità fu applicata all'industria (1860).
L'energia elettrica fu molto richiesta da tutti dopo la costruzione delle prime centrali idroelettriche negli anni '80 in Italia,soprattutto nella Lombardia.
L'elettricità venne però anche usata da altri inventori per poter brevettare nuove tecnologie: come nel 1871, quando Antonio Meucci inventò il telefono.
Un altro elemento che caratterizzò questo periodo fu il petrolio,che cominciò a essere estratto a partire dal 1800 negli Stati Uniti e in Russia, e successivamente esportato in Italia. Il suo più importante derivato, la benzina, permise la nascita del motore a scoppio e la prima vera automobile.
Dal 1794 molti dottori esperti scoprirono cure contro alcune malattie come la tubercolosi, la colera, la rabbia e il mal di testa.
Con l’industrializzazione l’aspetto della città cambia notevolmente: vengono abbattute le mura per far spazio alle fabbriche e a tutte quelle persone che si trasferiscono dalla campagna alla città come lavoratori nelle fabbriche; poi con l’invenzione della locomozione a vapore la ferrovia diventa un'infrastruttura fondamentale.
I primi anni del Novecento furono un periodo di grande fermento e trasformazione per la città. Le novità tecnologiche e i nuovi mezzi di trasporto indussero molti imprenditori a riorganizzare o ampliare i propri stabilimenti.
Ci fu un notevole incremento demografico nel 1901 e successivamente nuove industrie si affiancarono a quelle fondate nel secolo precedente: il Cotonificio Venzaghi fondato nel 1906, i Molini Marzoli Massari nel 1906, la meccanica Luigi Grampa e Figli fondato nel 1913, il Cotonificio Benigno Crespi nel 1914.
Negli ultimi anni l'industria bustocca si è diversificata a causa della crisi che ha investito il settore tessile. La città ha saputo far fronte al declino del tessile in due modi: incentivando altri campi del settore secondario (l'industria meccanica, la lavorazione della plastica e l'edilizia sopratutto) e sviluppando costantemente il settore commerciale e del terziario.
Negli ultimi anni la situazione del tessile nella città di Busto Arsizio non sta migliorando. Molte aziende, anche quelle storiche che esistono da più di cento anni, a causa della crisi che sta affrontando tutta l'Italia, hanno chiuso per fallimento o bancarotta. Poche sono quelle rimaste ancora in attività che hanno spostato la sede produttiva all'estero per diminuire i costi di produzione e per essere più competitivi nel mercato.
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