La prima rivoluzione industriale


Fra il 1760 e il 1830 si verificarono in Inghilterra mutamenti radicali nei processi produttivi del settore manifatturiero che diedero vita a una e vera e propria rivoluzione dell'industria che si diffuse ben presto nell'occidente europeo.
Lo sviluppo della rivoluzione industriale fu reso possibile dalla combinazione di una serie di precondizioni: istituzioni che favorivano l'iniziativa individuale, una ricerca scientifica avanzata che stimolava le scoperte tecnologiche, un vasto settore di agricoltura capitalistica nelle mani di grandi e medi proprietari aperti all'innovazione e dotati di elevate capacità di investimento, un'industria manifatturiera ed estrattiva dinamica e in grado di liberare capitali, un'eccellente rete di trasporti, un tasso di urbanizzazione che non aveva riscontro in alcun altro paese, un prospero commercio interno e internazionale all'interno di un impero coloniale, come quello britannico, ricco di risorse. Tutti fattori che nel loro insieme davano vita a un mercato pronto ad assorbire sempre nuovi prodotti.


Le nuove innovazioni teconologiche furono principalmente :- La scoperta del telaio meccanico e quindi la meccanizzazione della filatura del COTONE- Nuovo combustibile: il CARBON FOSSILE-SIDERURGIA : ferro e acciaio, ghisa e altoforno- Nuova fonte di energia : LA MACCHINA A VAPORE



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Ecco un breve video trovato dalla piattaforma YouTube che spiega la parte economica della Prima Rivoluzione Industriale in formato di lezione vocale.
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Condizioni di lavoro e di vita


museo con immagini per wiki.pngDurante la Rivoluzione Industriale, molte famiglie furono costrette a lasciare le campagne per andare a lavorare nelle città che a quel tempo erano prevalentemente industriali ovviamente come operai. Si assistette a un cambio radicale della vita : abbandonando il luogo di origine le tradizioni multi centenarie della vita contadina finirono le innumerevoli tradizioni e abitudini della vita contadina. La vita era diventata al di là dell'immaginabile, i salari erano bassi e gli adulti di famiglia costretti a lavorare anche di notte. I figli erano prevalentemente messi al mondo per il solo scopo di lavorare. Ai salari minimi si affiancavano le condizioni abituali di vita e di lavoro. Le "abitazioni" in cui vivevano erano letteralmente una schiera di casupole a due piani, costituite l'uno a fianco all'altro per risparmiare materiali di costruzione come i mattoni. Costruite con l 'unico scopo di stipare il maggior numero di persone, nel minore spazio possibile esse ospitavano più famiglie in un unico ambiente. Parlando del lavoro possiamo dire che non migliorava la situazione generale : tutto iniziava alle 5 del mattino e terminava verso le 8 di sera, gli operai vivevano all'interno delle fabbriche e i pasti venivano consumati nell'unica sosta di mezz'ora per la prima colazione e di un'ora a per il pranzo. Ogni mancanza o ritardo veniva punito con feroci battiture.Lavoravano per lunghi periodi di tempo all'interno di grandi capannoni con soffitti bassi, dalle finestre strette e quasi sempre serrate. La temperatura al chiuso vari a dai 26 ai 30 gradi causata dall'ammassarsi di persone e ciò provocava il diffondersi di una febbre contagiosa. A peggiorare la situazione erano gli infortuni, i più comuni erano ,asportazione di una falange del dito o a volte del dito intero, della metà della mano o della mano intera stritolati dagli ingranaggi delle macchine. Se nelle fabbriche il lavoro era abbastanza, alcuni operai erano costretti a lavorare nelle miniere di carbone. Le miniere di carbone nascondevano molte insidie. La prima era la disponibilità dell'aria e la corretta areazione de,l'ambiente anche se pur profondo.Si cercava di fare in modo che l’aria entrasse da un pozzo e uscisse da un altro. Spesso un bambino era addetto ad aprire e chiudere la porta al passaggio dei minatori. La ventilazione era necessaria anche per evitare all’interno della miniera la formazione di gas, insidia mortale per i minatori. Erano frequenti le esplosioni provocate dai gas che causavano decine o anche centinaia di morti. Però, nonostante tutto ciò che è stato detto fino ad ora, non erano gli operai adulti quelli messi peggio : I bambini abbandonati (la maggior parte delle volte i genitori non potevano mantenerli) venivano assunti in fabbrica dai padroni e successivamente sottoposti ad una schiavitù disumana. Per alcuni operazioni, la piccola taglia dei fanciulli e l’agilità delle loro dita erano il migliore ausilio per le macchine. Inoltre la loro debolezza era una garanzia di docilità. Senza fatica li si poteva ridurre in uno stato di obbedienza passiva cui gli uomini maturi non si lasciavano facilmente piegare. Inoltre i caporeparto non permettevano loro un momento di pausa. Spesso per non fermare le macchine il lavoro continuava giorno e notte, ininterrottamente. Gli infortuni erano molto frequenti e la disciplina era selvaggia. Il loro stato intellettuale e morale non era migliore. Uscivano dalle fabbriche ignoranti e corrotti. Durante la loro schiavitù non solo non avevano avuto nessun tipo di istruzione, ma non avevano neppure ricevuto l’educazione professionale necessaria per guadagnarsi da vivere. Sapevano eseguire soltanto l’operazione alle macchine cui erano stati incatenati per lunghi anni. Erano, pertanto, condannati a rimanere semplici schiavi legati alla fabbrica come i servi della gleba alla terra.