Busto Arsizio Manchester d'Italia


Dal terreno arido, la creatività imprenditoriale

Il tessile si svilupp20110815153906!Busto_Arsizio-Stemma.pngò proprio a Busto Arsizio perché si trova a sud della provincia di Varese e a nord di Milano, importante centro economico e culturale, e subito a nord di Varese si trova la Svizzera, a est confina con la provincia di Como e a ovest con il Piemonte anche se è separata dal lago maggiore e i fiumi Ticino e Olona, che sono importanti vie di comunicazione. L'Italia del nord è sempre stata all'avanguardia rispetto al resto dell'Italia. L'acqua oltre a fungere da via di comunicazione serviva per il candeggio e la tintura dei tessuti, e quindi allo sviluppo delle industrie. Riguardo all'aspetto fisico, e quindi il territorio della zona di Busto e in generale della provincia di Varese notiamo che non ci sono grandi coltivazioni, tanto che il nome Arsizio indica un terreno arido, ma fin dai tempi antichi, e per compensare questo disagio economico si ricorreva ai lavori artigianali, in particolare alla tintura e alla tessitura. A sostegno dell'industria tessile si sviluppò l'industria meccanica, fondamentale per risparmiare i costi del trasporto dei macchinari necessari per la realizzazione dei tessuti.
(Visita guidata al museo del tessile)

Dal medioevo in poi, l'artigianato casalingo.

La tessitura era inizialmente svolta a mano: nelle case contadine esisteva una stanza apposita per il telaio. L'attivitá tessile fu molto importante nelle case di campagna in quanto integrava la vita contadina, soprattutto quella delle donne.
Tra 1700 e 1800 degli imprenditori fanno arrivare in Italia il cotone dal Nord Africa e dall'America; il cotone una volta raccolto veniva portato a Busto Arsizio e distribuito ai contadini.
A metá del 1800 gli imprenditori decisero di raccogliere i lavoratori in un unico edificio: la fabbrica. Dal telaio manuale, a questo punto, si passa ai telai meccanici: il lavoro diventa più veloce e più preciso, meno faticoso (gli impiegati erano peró prevalentemente d
onne e bambini) e l'ampliamento della produzione fa sí che nasca la necessitá di maggiore materia prima.
A causa dell'automatizzazione del processo produttivo gli imprenditori riducono gli stipendi dei lavoratori: questo atteggiamento scatena proteste e rivolte, portando gli imprenditori a cercare di favorire i propri dipendenti per frenare le loro insoddisfazioni. Gli imprenditori decidono di conseguenza di finanziare la costruzione edifici adibiti alla cura degli operai, oltre ad offrire un aiuto per il sostentamento delle famiglie: le ragazze che venivano da fuori Busto, e che abbandonavano la famiglia, venivano accolte in convitti gestiti da suore dove alloggiavano e vivevano. Con il passare del tempo si giunge a macchinari di dimensioni enormi che producono tessuti destinati alla vendita e all'esportazione. In particolare il traliccio (ruvido è resistente, detto tarlisu) e bambagina (morbido e piacevole, detto bombasina).
L'operatore serve ormai quasi solo ad azionare la macchina la quale, peró, causa problemi alla produzione, ad esempio poteva capitare che la macchina si rompesse; in quel caso gli operai possono farsi male con la leva di sicurezza e il tessuto si danneggia.
Se un macchinario si rompeva dei tecnici dovevano intervenire, anche se avere a disposizione queste persone era molto costoso: accanto alle industrie tessili nascono quindi quelle meccaniche. Una volta prodotto il tessuto doveva essere sgrezzato e si introducono dei macchinari appositi. L'avvento di macchinari sempre piú complessi é causa di molti incidenti. Il piú pericoloso nella fabbrica era l'incendio: per sovrastare questo pericolo, qualora fosse avvenuto, si utilizzavano attrezzi rudimentali, delle pompe che contenevano acqua e che spruzzavano contro l'incendio. Per scaramanzia venivano appesi nelle fabbriche dei quadri che raffiguravano Sant'Antonio.
Con Enrico Dell'Acqua, nuovi ruoli fecero capolino nell'azienda: i rappresentanti. Essi erano incaricati a portare in giro e a pubblicizzare i tessuti.
(Visita guidata al museo del tessile)

Enrico Dell'Acqua, pioniere dell'imprenditoria.

Nella zona bustese, se pur priva di materie prime, i cittadini ebbero la creativitá dell'imprenditoriato.
Enrico Dell'Acqua (1851-1910) nasce nell'ambiente bustese, un uomo sognatore che decise di non fermarsi a quella che era la routine del suo lavoro: fu infatti il primo a capire che era sbagliata la divisione economica in Italia.
Enrico intraprese un nuovo modo di commerciare portando direttamente i materiali al cliente e creando una propria rete di distribuzione in Italia.
Lui aveva avuto un padre sognatore il quale aveva tentato di fare la traversata dell'America, quindi raggiunta l'etá adulta decise di seguire le orme del padre e provare anch'egli a compiere quella folle avventura.
Fece delle ricerche di mercato in America: gli itamacchinari industrie tessili.jpgliani c'erano ma erano emigranti e senza grandi possibilità economiche. Dunque focalizzó la sua attenzione sull'Argentina dove mandó un questionario nel quale chiese della professione degli abitanti, delle banche e di tutto ci che riguardava la situazione economica degli individui. Arrivato a Buenos Aires di persona aprì subito un magazzino e con i campionari e i tessuti riuscì a penetrare nel mercato argentino.
In Italia Enrico aveva dei soci finanziatori ma la sua indole spericolata lo spingeva ad andare sempre oltre: reinvestiva, si espandeva, ricercava mercati.
Voleva esportare la produzione italiana (cibo, tessile e altri settori) in tutto il globo cosí da creare un impero economico italico.
Un territorio che Enrico puntò fin da subito fu il Brasile, nel quale voleva aprire un'azienda poiché il terreno era ricco di corsi d'acqua e molto fertile.
Inizió col vendere prodotti Carlo Erba e Branca e quindi a monetizzare, arrivando finalmente a coronare il suo sogno di aprire una azienda in territorio brasiliano.
Quando fu abbandonato nuovamente dai suoi finanziatori cominciò a creare i cosiddetti outlet: "dalla fabbrica al consumatore". In questo modo anche chi era più povero poteva rivendere i prodotti dell'outlet argentino.
(Intervista alla Dottoressa Chiara Cavelli)