Condizioni di lavoro


Durante la prima Rivoluzione Industriale le condizioni dei lavoratori erano pessime e spesso si utilizzava la manodopera infantile perché abbatteva i costi di produzione e quindi aumentava i margini di profitto. La cosa più raccapricciante era l'orario di lavoro, che andava dalle 12 alle 16 ore giornaliere. Uno dei ragionamenti più diffusi era quello che se lavori non hai tempo per spendere i soldi e non ti accorgi di averne pochi. Un altro era quello che i bambini essendo al lavoro evitavano le cattive compagnie, il vizio ed i pericoli della strada.I ragazzi imparavano il mestiere, e questo era il loro "capitale".
La verità era che il lavoro di filatura era facile da imparare e non richiedeva una potente muscolatura. In alcune operazioni era persino meglio impiegare costituzioni di piccola taglia dotate di mani esili e leggere.
Senza contare che i bambini erano più docili degli operai adulti, e si potevano punire più pesantemente in caso di errore e trascuratezza.Inoltre, potevano costare persino un sesto della paga normale. Spesso erano legati da un contratto di apprendistato che li impegnava a restare in fabbrica per sette anni, o persino al raggiungimento della maggiore età.
In moltissimi casi i fanciulli erano trovatelli ed orfani, e venivano dati alle imprese, letteralmente venduti, erano ceduti in blocco e spediti come bestiame alle fabbriche dove rimanevano per lunghi anni.
Ma anche i ragazzi più fortunati , seguirono spesso la stessa sorte. Era lo stesso boom demografico ad imporre la scelta.La disciplina era selvaggia esercitata a piacere su esseri indifesi.1)








... e oggi ...???


Negli ultimi mesi, sempre più spesso i media ci rimandano l’immagine di una classe lavoratrice impoverita, che stenta ad arrivare alla “quarta settimana”, o forse ormai anche alla terza. Un’indagine svolta dalla Fiom nel corso del 2007 attraverso un ampio questionario a cui hanno risposto ben 100.000 lavoratori e lavoratrici del settore metalmeccanico ci dà un quadro della loro situazione economica – una situazione che può considerarsi rappresentativa di una condizione complessiva del mondo del lavoro dipendente.
Redditi familiari e condizioni di povertà I valori medi del reddito familiare netto mensile per vari sottoinsiemi degli intervistati sono riportati nella tabella 2 qui sotto. Si hanno differenze significative tra operai e impiegati e tra i nuclei familiari meridionali e il resto del paese. Ma soprattutto, è basso – 2080 euro – il reddito medio familiare dell’insieme degli intervistati che hanno famiglie con figli conviventi, cioè le famiglie con tre o più componenti. E infatti una proporzione significativa delle famiglie con figli a carico percepisce un reddito familiare netto che è inferiore alla soglia di povertà relativa stimata dall’Istat per l’anno 2006: il 14% delle famiglie con tre componenti ha un reddito inferiore alla soglia di 1280 euro mensili, ed il 22,5% delle famiglie con quattro componenti (che sono circa la metà delle famiglie con figli) ha un reddito inferiore a 1580 euro. Va anche considerato che la soglia stimata dall’Istat è molto al di sotto della soglia minima di reddito familiare “dignitoso” soggettivamente percepita dalle famiglie italiane, che è invece intorno ai 2400 euro mensili.

Sfruttamento minorile in Italia


I bambini d’Italia non sono sempre come quelli che vediamo nella pubblicità delle merendine, ben vestiti, ben nutruiti e stra-protetti: nell’età compresa fra i 7 e i 15 anni ce ne sono 260 mila che già lavorano. Più di uno su venti. Un lavoro vero, non l’ immondizia da buttare o la camera da risistemare per "guadagnarsi" la paghetta. Un lavoro che li impegna in campagna, in bottega, al bar o in panetteria, un lavoro dove può capitare - ma non sempre - che il "capo" sia la madre o il padre, e che comunque incide sulla vita, sul rendimento scolastico, sul diritto di crescere in pace. In certi casi - 30 mila ragazzi di età compresa fra i 14 e i 15 anni - quel lavoro si svolge in condizioni pericolose. C’è il bimbo napoletano di 9 anni che scarica sacchi di cemento per dieci euro alla settimana, c’è il garzone di pescheria egiziano che si alza alle 4 e mezza del mattino e sta per ore con le mani nel ghiaccio, e c’è la quattordicenne che prepara le tinte del parrucchiere per 15 euro ogni sette giorni: un vergognoso ritratto dell’Italia delle diseguaglianze, dove nascere e crescere in un determinato contesto può ancora bruciare il futuro di un ragazzo. A scoprire che lo sfruttamento minorile non è solo un problema di NAZIONI LONTANE.2)

NOTE:
1) digilander.libero.it
2)http:\\www.repubblica.it\economia\2013\06\15\news