Dal 1906 al 2015: l'evoluzione dell'industria bustese



BUSTO ARSIZIO DALLA II RIVOLUZIONE INDUSTRIALE AD OGGI: COSA E' CAMBIATO?
Per dare una risposta a questa domanda abbiamo preso come pun20110815153906!Busto_Arsizio-Stemma.pngto di riferimento le due Esposizioni Universali con sede a Milano: quella del 1906 e quella dell'anno corrente, 2015. Analizzando una serie di informazioni e di dati, abbiamo capito che molte situazioni sono cambiate nell'ultimo decennio. Il settore industriale, a parte alcune eccezioni importanti, sta attraversando un momento di crisi. Naturalmente anche la società è cambiata di conseguenza.

PREMESSA
Nella seconda metà dell'Ottocento iniziò lo sviluppo del borgo al di fuori della cinta difensiva, lungo la strà Balon (attuale corso XX settembre) e la strada Garottola (attuale via Mameli). Il 30 ottobre del 1864 Busto Arsizio ottenne nel Regno d'Italia il titolo di città. Grazie all'intensa attività dell'imprenditore Enrico dell'Acqua, sul finire dell'Ottocento acquistò il profilo di città cotoniera e meccanica, assicurandosi in questo
modo il benessere economico.
Grazie all'industria tessile Busto Arsizio si sviluppò nel tempo fino ad essere chiamata Manchester d'Italia, essendo un grandissimo centro produttivo italiano. Oggi Busto Arsizio è un moderno centro industriale e commerciale di 81656 abitanti che si colloca in una delle zone più industrializzate d'Europa, l'Altomilanese.


QUANTI OPERAI C'ERANO E QUANTI CE NE SONO OGGI

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Questo grafico mostra gli occupati nel settore tessile nella zona di Varese nel periodo dal 1880 al 1910. Si può capire che la produzione di seta è stata una tra le più importanti nel periodo della seconda rivoluzione industriale ,anche se nel 1910 ha avuto un grave ribasso. Il ricamo invece ha avuto una significativa crescita in quei trent'anni.
Questi dati sono inferiori agli ultimi registrati nel 2010 in cui le imprese registrate presso la CCIAA erano 73.662 di cui attive 64.402. Le imprese attive nell'industria manifatturiera erano 10.373. Nel 2009 gli occupati erano 367.000, con un tasso di occupazione del 67,5%, inferiore rispetto alla media lombarda (69,6%) e il tasso di disoccupazione era del 6,3%, superiore rispetto alla medialombarda (5,4%).

Come è cambiata l'occupazione
Attualmente il numero degli occupati è 375.000 e il tasso di disoccupazione
è 8,6% della popolazione.
Pur rimanendo preponderante il ruolo dell'industria, è in atto una trasformazione della struttura produttiva del territorio che si dirige verso una sempre maggiore terziarizzazione dell'economia. Infatti questo settore è passato dal 54% degli

occupati nel 2002 al 61,6% nel 2013, in particolare con la crescita degli addetti di logistica e trasporti, turismo e servizi alle persone.

IMPORT ED EXPORT

L'importante produzione manifatturiera trova collocamento per una parte rilevante, circa il 40% del fatturato, in mercati esteri e il saldo della bilancia commerciale è positivo da anni.
L'interscambio avviene prevalentemente con l'Unione Europea e più precisamente con Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Si stanno però consolidando rapporti interessanti con aree di mercato nuove e promettenti come l'Asia.
La forte connotazione all’export caratterizzante l’economia locale emerge da un indicatore quale il “tasso di copertura”: nel 2013, per ogni 100 euro importati a Varese ne sono stati esportati ben 177.



LAVORO FLESSIBILE
Per lavoro flessibile si intende un concetto teorico in
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base al quale un lavoratore non rimane costantemente al proprio posto di lavoro indeterminato ma cambia nell' arco di tempo.
Questo è un pensiero attuato da molte aziende per aumentare l'occupazione nel nostro paese senza essere vincolati a un contratto, i vantaggi sono vari:una maggiore creatività da parte del lavoratore, fa aumentare il senso di responsabilità e rende i rapporti di lavoro più proficui. Esso però crea una situazione sfavorevole per quanto riguarda i lavoratori che rimangono in una situazione precaria non essendo tutelati da nessun contratto.
Questa teoria di pensiero ha creato invogliato molte aziende tessili a rilocalizzare le fasi della sua produzione in Italia